Una volta si chiamavano bastardi

Una volta si chiamavano bastardi

Una volta si chiamavano bastardi. Poi il termine è stato “addolcito” in meticcio e, alla fine, la fantasia ha fatto il resto. Ma un cane è molto di più della razza (o presunta tale) a cui appartiene

di Cinzia Morea

Proprietari di cani fantasia, unitevi!

Una volta si chiamavano bastardi. Termine oggi non più politicamente corretto. Ora si preferisce parlare di meticci. Ma alla domanda “che razza è?” la risposta “è un meticcio” provoca in genere un altro quesito: “e quindi?”

(Nel caso di Sansone preceduta, in genere, dall’osservazione: “caspita! Un meticcio così grande?”)

E quindi niente. Non è che un cane non di razza deve per forza essere l’incrocio tra due cani di razza. Sarà la lieve ambiguità insita nella parola meticcio a scatenare il malinteso. Meticcio evoca solo una lieve deviazione dalle ordinate, rassicuranti regole dell’eugenetica. Bastardo risultava subito chiaro, facendo balenare l’idea di una allegra promiscuità canina.

Però suona male…

Per cui si ritorna al: e quindi?

E quindi si può rispondere così, come a volte faccio: “Non posso esserne sicura, l’ho preso in canile… ma è probabilmente un incrocio tra un Irish Wolfhound e un Pastore Belga Malinois.” Il che nella maggior parte dei casi chiarisce poco le idee, probabilmente. Ma soddisfa la curiosità.

Irish Wolfhound
Pastore Belga Malinois

Stanchi di conversazioni sempre uguali però alcuni proprietari di bast… ehm…meticci, hanno escogitato variazioni sul tema. Alcune sfiorano punte di genialità. So di una proprietaria che alla fatidica domanda era solita rispondere: “Che razza è? Ma è un Pucabas naturalmente” (abbreviazione e contrazione di PUro CAne BAStardo).

Una volta che ho provato a ripetere questo scherzo, con successiva spiegazione dell’etimologia della parola, ho suscitato la deliziata ilarità del mio interlocutore. Qualche giorno dopo, incontrandolo di nuovo, vidi che ancora rideva ripetendo fra sé, alla vista di Sansone: “Un Verabast, troppo forte! Un Verabast!”

Ma nell’inventare razze inesistenti si può sbizzarrire la fantasia: di Indovina (l’altro mio cane), data la sua storia, potrei raccontare che è uno Chien de Chasson (o Can de la Ruera, a seconda dell’estro del momento).

Cinzia e Sansone

Di Sansone racconto ormai spesso che è un Mastino Nuvolare. Il che è anche vero. È stato lui a ispirarmi quel cane mitico, e infatti l’informazione è credibile e in genere mi rispondono “è il primo che vedo!”

Un bambino invece una volta, adorabilmente, mi ha detto: “e infatti sembra un nuvolone.” In definitiva, basta con la noiosa egemonia delle razze!

Proprietari di cani fantasia alzate la testa: il vostro cane è un esemplare UNICO, la cui inestimabile amicizia è resa ancor più preziosa dall’eventuale storia di abbandoni. Se lo avete scelto in un canile, accudito, amato o se semplicemente lo avete preso da una cucciolata che non avrebbe voluto nessuno, fate sì che agli occhi degli altri abbia lo stesso valore che ha per voi, inventate per lui una razza.

Rimarrà sempre e comunque un esemplare unico.

E poi vedrete che in questo modo le conversazioni durante le passeggiate diventeranno molto più interessanti.

Di razza o no, sono tutti da vedere

Immagini tratte da Pixabay

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