Amanti del pianoforte, quest’anno il centro del mondo è a Brescia e a Bergamo

Amanti del pianoforte, quest’anno il centro del mondo è a Brescia e a Bergamo

La 55esima edizione del festival di Brescia e Bergamo, una summa mondiale di pianisti, compositori, direttori. Quest’anno è di scena Čajkovskij, con orchestre e musicisti leggendari

Non sappiamo se davvero il pianoforte riassuma in sé tutta l’arte universale, come voleva Franz Liszt. Sappiamo e non è poco che il pianoforte è la sintesi di tutta la musica occidentale, oltre che di una cospicua fetta di quella afroamericana. 88 tasti che sono il medium -anche in senso magico/misterico- della musica come si è sviluppata in Europa. Il gioco delle voci secondo le regole della scala temperata e dell’armonia, in cui si risente un percorso che va dal gregoriano alla polifonia cinquecentesca alle regole di Lully, e Johan Sebastian Bach, fino alla decostruzione melodica, armonica e timbrica del ‘900. La dinamica (il piano e il forte) nel tocco che da all’oggetto un fascino un po’ selvaggio: “Il pianoforte è un mostro che strilla quando tocchi i suoi denti” diceva Segovia, chitarrista intimorito. La mise “da sera” di un gran coda, snella e scura col sorriso d’avorio dei tasti, che raccoglie mondanità e distacco.

Ed è bello che in Italia ci sia uno dei festival dedicati al pianoforte più prestigiosi al mondo. Il festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo è nato nel 1964, voluto da un infaticabile organizzatore oltre che notevole direttore d’orchestra come Agostino Orizio, e creato a immagine di uno dei più grandi pianisti del 900, Arturo Benedetti Michelangeli, che per anni ne è stato il guru. Nelle 54 edizioni precedenti del festival si sono visti e ascoltati i più grandi pianisti, del mondo, da Benedetti Michelangeli appunto a Magaloff, Richter, ArrauPolliniAshkenazy, Lupu, Zimerman, Brendel, Argerich, Kissin, Sokolov. Ma anche strumentisti, cantanti e direttori del calibro di AbbadoRostropovichMutiPavarotti, Maisky, Ughi, Gergiev, Giulini, Sawallisch, Solti, Maazel, Chung.

Tutto questo non in un festival/rassegna, una parata di star, ma in una manifestazione che ha sempre mantenuto un carattere “orientato”, tematico, “monografico”. Tra le edizioni di maggior successo si ricordano le integrali pianistiche di Schumann, l’opera omnia di Debussy, Chopin e Brahms, nonché le monografie dedicate a Beethoven e Mozart. Ovviamente non limitandosi solo al piano, ma includendo l’orchestra, e che orchestre: dai Berliner Philharmoniker, ai Wiener Philharmoniker, dalla Chicago Symphony, alla London Symphony, E ancora l’Orchestra di Philadelphia, la Filarmonica d’Israele, la Filarmonica di San Pietroburgo, la National de France, l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma, la Filarmonica della Scala.

Per la 55sima edizione il tema del festival, che andrà avanti dal 18 aprile all 10 giugno, è Čajkovskij Mon Amour. In primo piano, quindi, l’opera del compositore russo, ma evidenziando il legame con la cultura francese. Sottolineatura importante, nel centenario della morte di Claude Debussy, nume tutelare della musica del 900

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