Dal Parmigiano alla birra: le monete che non ti aspetti

Dal Parmigiano alla birra: le monete che non ti aspetti

Il cibo è stato spesso usato nella storia come valuta di scambio. E accade ancora oggi…

di EUGENIO SPAGNUOLO

 

 UN CONTO SALATO. 

Prima dell’arrivo delle monete si pagava in natura, è una delle prime nozioni che si imparano durante le ore di storia, alle elementari. Meno noto è il fatto che svariati cibi sono stati usati come moneta di scambio fino ai nostri giorni. Per esempio, il sale.
Ai tempi dei romani legionari potevano essere pagati in “sale”. il che spiega anche l’origine della parola salario, che deriva da ”salarium”, che i romani traducevano con “razione di sale”. L’usanza di pagare con il sale era in voga anche nell’antica Cina; in Africa orientale nel Medioevo, il sale era la principale forma di valuta. In tempi più recenti il sale è stato usato come moneta nelle tribù remote dell’Etiopia, per una sorta di tradizione: già nel XVI secolo, visitando il paese africano, gli esploratori europei notarono l’uso dei bianchi granelli come denaro. Le barre di sale usate per pagare, erano chiamate “amole”, dopo che la tribù Amole ne aveva introdotto l’uso.

TI PAGO COL TÈ.

Blocchi (o “mattoni”) di tè sono stati usati per secoli al posto delle monete in Cina, Siberia, Tibet, Turkmenistan, Russia e Mongolia, dove l’uso del tè come moneta corrente è durato fino alla seconda guerra mondiale circa. L’imperatore cinese aveva il monopolio della produzione di tè come mezzo di pagamento. Il tè della migliore qualità era marrone scuro e conteneva esclusivamente foglie di tè fermentato. I mattoni di qualità più povera erano di colore giallo scuro e contenevano rami, trucioli e fuliggine.
Fare mattoni di tè non era facile e richiedeva varie fasi: essiccazione, cottura e aggiunta di sangue di manzo, sterrato o farina come leganti. Infine, prima di essere utilizzato, il mattone veniva messo a fuoco e invecchiato.

GIALLO ORO O GIALLO BIRRA?

Nell’antico Egitto, la birra era utilizzata come moneta per pagare schiavi, commercianti, sacerdoti e funzionari pubblici: il salario base standard era costituito da dieci pezzi di pane e da una quota di birra, che andava da un terzo di brocca a due brocche piene (al giorno). Una prassi che è tornata utile agli abitanti dell’Angola, alla fine degli anni ’80 del ‘900, quando si sono trovati costretti a usare la birra come valuta in un periodo di iper inflazione. I lavoratori statali utilizzavano buoni del governo per acquistare birra straniera, che vendevano sul mercato nero fino a guadagnare i soldi necessari per acquistare un biglietto aereo. La svalutazione è finita nel 1999 e oggi l’Angola è il secondo produttore di petrolio dell’Africa e la terza economia più grande, ma si sta ancora riprendendo dalla guerra civile durata 27 anni e conclusasi nel 2002.

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