Dracula, tra finzione e realtà

La storia diventata leggenda.

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Vlad III, voivoda di Valacchia, ha ispirato diverse leggende fra cui, la più famosa, è sicuramente quella inventata da Bram Stoker per giustificare la creazione del personaggio Dracula il vampiro. Per quanto non vi sia alcun riferimento specifico, nella trama del romanzo, molti sono i particolari che riconducono a Vlad III, principe rumeno, discendente della Casa dei Drăculești. Quella di Vlad III è sicuramente una storia che, già di per sé, alimenta diversi miti con cui alcuni principi europei dell’epoca hanno provocato le folle per dare valore alle proprie azioni. A partire da Mattia Corvino, sovrano d’Ungheria, che diffuse presso la corte dell’alleato/rivale Federico III d’Asburgo un discreto numero di aneddoti con i quali sottolineava le crudeltà del voivoda rumeno e con i quali mascherò la propria avidità, adducendo come scusa una campagna contro il “nemico” e facendosi sovvenzionare persino dal Papa; per finire alla corte tedesca o russa, nelle quali le gesta di Vald III furono viste da due prospettive completamente opposte: figlio del demonio per i primi, grande condottiero e lungimirante sovrano per i secondi. Comunque la si voglia interpretare, la figura di Vlad III è sempre stata decisamente controversa e contraddittoria. Se per taluni è stato colui che ha salvato l’Europa dall’invasione Ottomana, per altri è stato il principe sadico e crudele che pasteggiava all’ombra dei nemici impalati, pratica che, detto per inciso, imparò proprio dai turchi.


Vlad Țepeș a tavola all’ombra dei condannati al palo nell’incunabolo del tardo XV secolo edito a Strasburgo.
La realtà è che fu entrambe le cose. Il periodo storico di riferimento si svolge nel 1400, un secolo di guerre, guerriglie, imboscate, tradimenti e cambi continui sui troni dei piccoli principati dell’est europeo. Un lasso di tempo in cui tutti tramavamo contro tutti e l’alleato poteva diventare rivale nel giro di poche ore. Anche nella famiglia Drăculești i tradimenti sono stati all’ordine del giorno e il giovane Vlad venne spedito dal padre in Turchia, come ostaggio politico presso la corte del Sultano, Murad II, ad appena 13 anni. Questo fatto ha contribuito a formare il carattere del futuro sovrano di Valacchia, dal momento che i turchi, per tali nobili ostaggi, non avevano alcun tipo di riguardo, al punto che  i figli del despota serbo Đurađ Branković furono accecati con ferri roventi, perché sospettati di un presunto tentativo di fuga. Solo quando il trono di Valacchia fu a rischio (dal momento che il padre, Vlad II e il fratello vennero traditi e uccisi da un complotto ordito in collaborazione con la corte ungherese) che gli ottomani finalmente si decisero a rispedire Vlad a casa, pensando di poter contare sulla sua persona per avere un punto di riferimento in Europa. Tuttavia, gli Ottomani non avevano fatto i conti con il carattere turbolento del giovane principe, il quale, agendo da fine politico, riuscì ad allearsi sia con la Moldavia che con l’Ungheria e questo bastò per far sì che potesse sottrarsi all’influenza turca. Se pensiamo che Vlad nacque a Sighișoara, in Transilvania, in un giorno d’inverno del 1431 e morì più o meno nel 1476 (il più o meno ve lo spiego nelle righe successive), possiamo ben capire come, nel breve lasso di 35 anni, molti fatti ed avvenimenti si siano succeduti con una velocità impressionante. Basta solo pensare che Vlad riuscì a perdere e riconquistare per ben tre volte il proprio trono, mentre, nel frattempo, girovagava da una corte all’altra in cerca di alleanze, combatteva contro i turchi, che tentavano di assoggettare la Valacchia al loro impero, contro fazioni interne al proprio regno, che contestavano i metodi poco ortodossi con cui governava e contro altre corti europee che, a seconda degli umori e di chi saliva al trono, appoggiavano o condannavano la sua causa contro i turchi. Il tutto mentre impalava villaggi interi e le schiere degli eserciti nemici. Ciò che fa di Vlad una figura leggendaria, oltre alle sue imprese, sono senz’altro diversi misteri che circondano sia la sua nascita che la sua morte. Il fatto che persino la madre sia sconosciuta, ovvero non è scritto in nessuna cronaca dell’epoca il nome della donna che lo ha partorito (quanto meno nessuno nome certo o che abbia avuto la benché minima ufficialità storica) e che non si sappia nemmeno come e quando sia effettivamente morto, contribuisce ad aumentare l’alone del mito che si è creato intorno a questa figura: un eroe per rumeni e russi, un pazzo furioso per tedeschi e ungheresi.
Busto di Vlad l’Impalatore a Sighișoara, suo luogo di nascita
Quindi, il passo da Vlad Tepes III, voivoda di Valacchia e Dracula, principe delle Tenebre, nonché signore dei vampiri, è stato decisamente breve e qualunque teoria, in merito alla sua figura, può calzare se rapportata ai fatti dell’epoca e a quelle che sono le seppur minime testimonianze delle sue gesta. Ciò che rimane, come fatto storico, è la certezza che non abbia avuto scrupoli di fronte a nulla e che, effettivamente, al primo posto ha messo il benessere del proprio popolo, cercando di dare stabilità economica in una terra devastata da guerre e massacri continui. Il fatto che ci sia riuscito… beh, la storia successiva riporta un decorso del popolo rumeno che, ancora oggi, fatica ad uscire da una politica rurale.

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