I peggiori aeroporti del mondo

I peggiori aeroporti del mondo

Secondo l’Economist, scelti nei paesi difficili ma anche in quelli progrediti

In questi giorni di viaggi e spostamenti l’Economist ha detto la sua su quali siano gli aeroporti peggiori al mondo, «con un sondaggio totalmente non scientifico e aneddotico fatto tra i corrispondenti in giro per il mondo». Le lamentele sono molte: si passa dai ritardi e dalla scarsa bontà del cibo degli aeroporti occidentali, ai furti e alla corruzione dei controllori di alcuni africani e latinoamericani. Non è facile stabilire il vincitore, ma secondo l’Economist, tenendo conto del reddito dei cittadini e della situazione politica, negli Stati Uniti ce ne sono alcuni dei peggiori al mondo.

Per chi ha voglia di approfondire c’è anche un sito, The Guide to Sleeping in Airports, che ogni anno stila una classifica tenendo conto delle lamentele dei viaggiatori. Anche questa è priva di una base scientifica e quindi spinge ai primi posti gli aeroporti scarsi ma anche molto trafficati. Nel 2017 è arrivato primo l’aeroporto di Juba, in Sud Sudan: considerato che non ha bagni né posti in cui comprare da mangiare se l’è meritato, ma le lamentele sono aumentate perché è frequentato da molti operatori delle Nazioni Unite e delle ONG che arrivano nel paese. Un motivo simile spiega il secondo posto, andato all’aeroporto di Gedda, in Arabia Saudita, dove ogni anno arrivano centinaia di migliaia di musulmani per il pellegrinaggio dell’hajj.

Juba – Sud Sudan

L’aeroporto di Juba in Sud Sudan, 6 gennaio 2010 (PETER MARTELL/AFP/Getty Images)

L’Economist lo definisce «una tenda afosa vicino a una pozzanghera» e aggiunge che i voli sono spesso in ritardo e si passa l’attesa sudando per ore. La lobby non ha bagni, posti in cui prendere da mangiare e transenne per fare code ordinate; ci si può sentire fortunati ad accaparrarsi una sedia mezza rotta. I controlli di sicurezza vengono fatti totalmente a caso e spesso i viaggiatori più ricchi che si trascinano grossi bagagli non passano nemmeno gli scanner, che comunque funzionano raramente.

Bangui – Repubblica Centrafricana

Un aereo Air France sulla pista dell’aeroporto di Bangui, Repubblica Centrafricana, e in primo piano un campo in cui vivono circa 100mila rifugiati, 18 marzo 2014 (PACOME PABANDJI/AFP/Getty Images)

Racconta un giornalista dell’Economist: «la recinzione è stata rubata e quindi quando atterrano gli aerei più grossi i piloti tengono le mani sull’acceleratore per essere pronti a ridecollare, nel caso ci siano persone che corrono sulla pista (che si trova tra un campo rifugiati e la città, e quindi c’è un bel po’ di viavai)».

Johannesburg – Sudafrica

Un aereo sulla pista dell’aeroporto di Johannesburg nel giugno 2010 (FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

I furti sono parecchi, come racconta un giornalista dell’Economist: «Anche se non metto mai niente di valore in valigia, la ritrovo sempre in disordine come se qualcuno ci avesse frugato dentro, due volte era addirittura aperta (non si sono presi la briga di richiuderla). Una volta ci ho trovato gli occhiali da sole di qualcun altro, forse li aveva smarriti un ladro nella sua ricerca frenetica».

Lubumbashi – Repubblica Democratica del Congo

L’aeroporto di Lubumbashi nel 1997 quando il paese si chiamava ancora Zaire ed era in corso la guerra civile (AP PHOTO/DIANNA CAHN)

Qui il problema sono le guardie di sicurezza, che rallentano e fanno perdere tempo ai viaggiatori per ottenere in cambio soldi o regali per velocizzare le operazioni. Chi viaggia è anche spesso preso di mira dai ladri e anche dai vari funzionari e impiegati, che proveranno a estorcere qualcosa a ogni occasione. Il risultato è che basta un dollaro per saltare non solo la fila ma tutti i controlli di sicurezza. Finisce che viaggiare in Congo è lento, rischioso, caro e sgradevole.

Manila – Filippine

Aerei di linea filippini nell’aeroporto di Manila, 13 settembre 2016 (TED ALJIBE/AFP/Getty Images)

A Manila i controllori della sicurezza hanno metodi creativi per estorcere soldi ai viaggiatori, come infilare pallottole nelle loro valigie e venire pagati per non arrestarli. La truffa ha persino un nome: laglag bala (proiettile caduto)

New Delhi – India

L’aeroporto di New Delhi da fuori, febbraio 2016 (AP Photo/Altaf Qadri)

Qui il problema sono i controllori troppo efficienti che chiedono i documenti in continuazione anche se un loro collega l’aveva fatto un istante prima, davanti a loro. Spesso è un modo per sopravvivere alla noia e per far pesare il proprio potere.

Santiago del Cile

Un jet nell’aeroporto di Santiago del Cile, nel luglio 2016 (AP Photo/Esteban Felix)

Anche qui non è facile avere a che fare coi controllori non proprio morbidi. Un giornalista ha raccontato che «Una volta venni arrestato per due ore perché non avevo dichiarato un sacchetto di mandorle sigillato. Poi dovetti scrivere una dichiarazione in cui esprimevo la mia contrizione per aver portato le mandorle. Siccome non riuscii a farlo senza scoppiare a ridere, minacciarono di arrestarmi. La signora vicino a me venne interrogata per aver contrabbandato una singola banana».

Caracas – Venezuela

Un aereo Lufthansa all’aeroporto di Caracas, Venezuela nel giugno del 2016 (FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)

Un corrispondente dell’Economist racconta che «La valigia viene ispezionata attentamente due volte (dalla Guardia Nazionale, che sono trafficanti che dicono di voler trovare la droga nascosta)». Un altro, che copre il narcotraffico, ricorda che «il tabellone con le partenze indicava il nostro viaggio in ritardo fino al momento in cui l’imbarco venne chiuso. Ho aspettato ore e ore il volo successivo in un fast food, l’unico posto dove sedersi, osservando un cane emaciato leccare i container di polistirolo abbandonati a terra»

Pyongyang – Corea del Nord

La sala d’attesa dell’aeroporto di Pyongyang, in Corea del Nord, 23 dicembre 2017 (AP Photo/Eric Talmadge)

Ovviamente gli aeroporti riflettono la realtà del loro paese e a Pyongyang non si può che respirare un’aria di totalitarismo: «quando l’aereo superò il confine ed entrò in Corea del Nord partì una musica esultante, e ci vennero date copie del quotidiano nazionale che non potevamo piegare, perché in prima pagina c’era una foto di Kim Jong Il». Però l’aeroporto ha un aspetto positivo: una fontana di cioccolata calda.

Berlino – Germania

L’aeroporto di Berlino-Brandeburgo, in Germania, che doveva aprire nel 2012 ed è ancora in costruzione, 19 maggio 2017 (RALF HIRSCHBERGER/AFP/Getty Images)

Qui non c’è nemmeno niente da testare: l’aeroporto di Berlino-Brandeburgo, in Germania, doveva aprire nel 2012 ed è ancora in costruzione. Quando venne annunciato il ritardo fu uno scandalo e i giornali parlarono di vergogna nazionale.

Bruxelles, Belgio

L’aeroporto di Charleroi, in Belgio, nel febbraio 2013 (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

Qui i problemi sono meno gravi di guardie corrotte e furti, ma Charleroi, secondo aeroporto di Bruxelles – cuore delle istituzioni europee e centro gastronomico – sembra davvero tremendo, nelle parole di un giornalista dell’Economist: «è cupo, sporco e minuscolo e il cibo è atroce. Gli aerei partono e arrivano a orari assurdi. E l’unico modo per arrivare in città è un furgoncino che parte ogni mezz’ora ed è spesso strapieno: più di una volta ho fatto la fila senza riuscire a salirci».

Luton – Londra

La zone dei check-in nell’aeroporto di Luton nel 2010 (AP Photo/Matt Dunham)

Luton si spaccia per vicino a Londra ma l’Economist vi mette in guardia: «Andare in vacanza a Londra e tornare da Luton è come fare un sogno fantastico e risvegliarsi in una pozzanghera sotto un treno ferroviario»

Dulles – Virginia, USA

Il terminal principale dell’aeroporto Washington Dulles a Dulles, Virginia, nel 2014 (Mark Wilson/Getty Images)

Ha un sistema di trasporto interno disegnato malissimo: si arriva al terminal attraverso dei trenini e i passeggeri devono uscire ed entrare tutti dalla stessa porta, finendo per accalcarsi attorno, creare una fila lunghissima e bloccare il passaggio.

JFK – New York, USA

La pista di atterraggio al John F. Kennedy International Airport di New York,16 marzo 2017 (AP Photo/Seth Wenig)

Qui la lamentela ha soprattutto a che vedere con il prestigio e l’importanza dell’aeroporto – l’Economist scrive che è «la principale via di accesso alla capitale del consumismo» – e la sua scarsità di servizi, in particolare quelli per resistere alla noia dell’attesa.

Miami – Florida, USA

L’aeroporto di Miami, in Florida, Stati Uniti, 7 settembre 2017 (AP Photo/Marta Lavandier)

Secondo l’Economist, quello di Miami è il peggior aeroporto degli Stati Uniti: le code per il controllo passaporti richiedono quasi il tempo che servì a Leif Erikson – il primo europeo, islandese, ad arrivare nell’America del Nord – per attraversare l’Atlantico in barca.

Sorgente: I peggiori aeroporti del mondo – Il Post

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