Le ombre dei personaggi Disney: un passato di traumi e abusi

Le ombre dei personaggi Disney: un passato di traumi e abusi

Quali sono le vere storie dei personaggi Disney? Spesso il passato di chi ha ispirato i film d’animazione nasconde storie oscure, tra abbandono e trauma.

Molte delle principesse, degli eroi e dei personaggi Disney che hanno accompagnato la nostra infanzia, regalandoci spensieratezza e insegnamenti a suon di edificanti canzoncine, celano un passato oscuro di traumi, abusi sessuali, abbandoni e inganni.

Tali personaggi Disney – a volte tratti da persone reali, a volte puramente immaginari – hanno avuto una vita così tormentata che mai l’avremmo sospettato a partire da quei candidi cartoni che hanno allietato la nostra infanzia insegnandoci la bontà ad ogni costo, il potere salvifico dell’amore e della bellezza, tra questi:

  • Biancaneve
  • Peter Pan
  • Alice nel Paese delle meraviglie
  • La Bella Addormentata
  • La sirenetta

Biancaneve

Per quanto riguarda i personaggi reali che hanno ispirato le note fiabe, secondo il ricercatore Bartels la fiaba tedesca di Biancaneve – tramandata nella tradizione popolare e poi scritta nel 1812 dai fratelli Grimm – trae ispirazione dalla triste vicenda di una fanciulla realmente vissuta a Lohr nella prima metà del ‘700: Maria Sophia von Erthal.

Figlia di un importante magistrato, perse la madre in giovane età. Il padre sposò quindi una donna che, desiderosa di favorire i propri figli, maltrattava pesantemente la fanciulla fino a costringerla a lasciare per sempre il castello (oggi attrazione turistica in cui si può ammirare lo specchio parlante, giocattolo acustico in voga nel 1700 in grado di registrare delle frasi e riprodurle, che fu dono del padre di Maria Sophia alla seconda moglie). In quelle zone erano presenti numerose miniere in cui lavoravano persone molto basse, capaci di destreggiarsi nelle strettezze dei cunicoli, o addirittura bambini: ecco l’origine dei personaggi dei sette nani. Secondo gli storici, ella potrebbe essere morta per avvelenamento dovuto alla pianta Atropa Belladonna, oppure di vaiolo. In ogni caso, alla giovane toccò una misera fine: morì molto giovane, abbandonata a se stessa e ripudiata dal suo stesso padre, costretta a vivere da vagabonda dopo esser stata maltrattata. E, ovviamente, senza Principe Azzurro.

Questa tragica vicenda reale ha dunque dato origine a una favola originariamente piuttosto cruenta: nella prima versione dei fratelli Grimm (del 1812) a desiderare di uccidere e addirittura di cibarsi della fanciulla è la sua stessa madre. Le versioni successive scritte dai fratelli Grimm, che saranno più simili al classico Disney, sono invece edulcorate: sarà la matrigna a nutrire desideri infanticidi e cannibalici.

Peter Pan

Peter Pan è un altro, tra i personaggi Disney, che nasconde una storia dalle tinte drammatiche. Egli è il protagonista di due romanzi e un’opera teatrale scritti da James Matthew Barrie nella prima metà del 1900. L’autore, per la figura dell’eterno bambino, ha tratto ispirazione dai fanciulli George, Michael e Peter, figli della giovane vedova Sylvia Davies. Questi intratteneva con loro uno strettissimo rapporto, tanto da adottarli dopo la morte della madre. La relazione coi ragazzini era molto intensa, secondo alcuni morbosa: molte sono le odierne ipotesi di pedofilia.

Il destino di questi bambini è stato a dir poco crudele. George morì a soli 21 anni in guerra con un proiettile in testa. Michael si uccise, anche lui a soli 21 anni, gettandosi in un fiume con il suo amato: sembra che il motivo di questo tragico gesto fosse proprio la sua omosessualità. Anche Peter si uccise, all’età 63 anni, gettandosi sotto un treno. Si racconta che egli si suicidò dopo aver bruciato le lettere che Barrie scrisse ai ragazzi Davies.

Lo scrittore Dudgeon sostiene che l’autore di classici per ragazzi falsificò il testamento pur di ottenere la custodia dei ragazzi, e riporta che Peter disse al riguardo: “La faccenda è incredibilmente strana, patetica e ridicola e anche macabra in un certo modo”. Barrie usava scattare foto ai ragazzi, con costumi teatrali o nudi. Nel libro The little white bird (1902), egli racconta del proprio rapporto con David e George e, in alcuni passaggi che possono prestarsi a interpretazioni sinistre, racconta del suo forte trasporto per questi ragazzini, e descrive in modo molto appassionato alcuni momenti in cui li sveste o fa loro il bagno. Le accuse di pedofilia possono purtroppo sembrare verosimili, sia alla luce del suicidio di Peter (ma anche di Michael) che di alcuni scritti apparentemente sospetti, come il biglietto per l’ottavo compleanno di Michael in cui Barrie scrive: “Sono molto preso da te, ma non dirlo a nessuno”.

Alice nel Paese delle Meraviglie

Un altro autore controverso che ha dato origine a una delle favole più belle e visionarie della Disney è Lewis Carroll, autore dello splendido Alice nel Paese delle meraviglie (1865). Charles Dodgson (questo il suo vero nome), appassionato anche di fotografia, usava immortalare e disegnare ragazzine nude, cosa che ha contribuito alle accuse, anche nel suo caso, di pedofilia. Una delle sue modelle preferite era una bambina di nome Alice Liddel, con cui Carrol passava molto tempo, tra gite in barca e invenzioni di storie, e da cui si narra che trasse ispirazione per la protagonista del suo romanzo più noto.

È doveroso però notare, prima di giungere a conclusioni definitive, che in epoca vittoriana i ritratti di bambine e ragazzine nude erano un tipo di fotografia molto comune. Secondo il biografo Cohen, Carroll provava per Alice (e in generale per le numerose ragazzine che definiva sue amiche) più di quanto volesse ammettere, e per questo motivo chiedeva sempre alle famiglie di essere presenti durante gli scatti, per imporsi un’autodisciplina e un controllo.

La Bella Addormentata nel Bosco

Per quanto riguarda i personaggi letterari che hanno dato vita ai miti della nostra infanzia, è interessante e a tratti inquietante la storia della Bella Addormentata Nel Bosco. Si tratta di una fiaba europea dalla lunga tradizione: vi è una versione del 1300 ambientata all’epoca dei Greci e dei Troiani, la versione di Perrault del 1600, quella di Giambattista Basile della stessa epoca, quella dei fratelli Grimm del 1800 e, ovviamente, la versione Disney.

La prima versione narra di Zellandine, una principessa che cade in un sonno incantato durante il quale il suo principe azzurro, Troilo, decide di intrattenere un rapporto sessuale con il suo corpo inerte, mettendola incinta. Quello che potremmo definire uno stupro è un elemento cardine della storia, mantenuto anche nella versione del 1600 di Giambattista Basile. Tale versione, destinata a un pubblico di adulti aristocratici e dunque esplicita, fa chiari riferimenti alla deflorazione e alla violenza sessuale da parte del principe sull’inerme addormentata. La versione di Perrault è decisamente più politicamente corretta, priva di elementi perturbanti e anzi edificante e moraleggiante, così come la versione Disney, in cui il Principe combatte la perfida strega e risveglia la principessa col bacio del vero amore.

La Sirenetta

Un personaggio letterario il cui destino crudele è stato decisamente mitigato dalla multinazionale americana è Ariel, protagonista de La sirenetta di Andersen (1836). Il personaggio originario, senza nome, è un’eroina tragica al pari della Didone di Virgilio: entrambe morranno sole, dopo aver rinunciato a tutto per il grande amore da cui sono state rifiutate.

La protagonista è una creatura che si rifiutò di condurre una vita negli abissi lontano dall’uomo di cui era perdutamente innamorata. Ribellandosi al volere del padre, decise di stringere un patto con la strega del mare la quale, impadronendosi della sua voce e privandola della lingua, le conferì la possibilità di camminare su due piedi fuori dall’acqua. La trasformazione fu profondamente dolorosa: come se la coda le venisse tagliata in due da una lama affilata. Ad ogni passo, la sirenetta si sentiva trafitta da mille coltelli sul palmo dei piedi. Una volta compiuta la trasformazione, ella non sarebbe mai più tornata ad essere una sirena e, se il principe avesse sposato un’altra donna, ella sarebbe morta.

La protagonista non riuscì però a conquistare il suo amore, il quale sposò un’altra fanciulla. Le sorelle consegnarono quindi alla disgraziata un pugnale, col quale ella avrebbe dovuto uccidere la novella sposa di Eric. Con l’arma in pugno e di fronte al talamo nuziale in cui si era consumata la prima notte di nozze, la Sirenetta non riuscì ad affondare la lama nel corpo addormentato della sposa. E così, dilaniata dal dolore, profondamente sola e costretta a rinunciare al sogno nel cui nome aveva rinunciato a tutto, si gettò in acqua per trasformarsi in spuma del mare.

Le vere storie dei personaggi Disney: conclusioni

Insomma, molti dei personaggi eterei e dai sentimenti nobili protagonisti delle favole che tanto amiamo purtroppo hanno subìto un destino gramo e non sono stati riscattati dal potere dell’amore: anzi, hanno dovuto affrontare l’abbandono, la solitudine più atroce, la violazione della loro identità. Biancaneve è morta sola e agli albori della vita, Peter Pan si è ucciso, Alice potrebbe essere stata oggetto di attenzioni disturbanti, la Bella Addormentata ha subìto molestie mentre era incosciente, la Sirenetta si è trasformata in spuma del mare dopo immani sofferenze fisiche e dopo aver perso per sempre il suo unico grande amore.

Nel romanzo di Barrie, come nel film Disney, Peter Pan perde la sua ombra, e la cerca instancabilmente nella camera dei Darling. Alla luce della vera storia che si cela dietro il personaggio, non possiamo non immaginarlo come un tentativo di ritrovare la propria integrità e unità. Peter non abita questo mondo: vive nell’Isola Che Non C’è, e trovandosi a cavallo tra due dimensioni (l’Isola e l’appartamento di Wendy) non ne abita davvero nessuna. È solo. Benché affezionato a Wendy, non riesce a restare nel mondo di lei, a venire a patti con la cruda realtà. Pensiamo al vero Peter e alla sua eterna lotta per pacificarsi con la sua ombra, con il suo passato e le sue paure. Una lotta che non ha vinto e che lo ha condotto al suicidio, una battaglia che pensiamo accomuni tutti i nostri eroi ed eroine.

Come la Sirenetta, morta così come è nata: senza nome, senza identità, in bilico tra due mondi. Personaggi irrisolti, che hanno vissuto conflitti totalizzanti di cui l’amore non era lontanamente magico risolutore, bensì sorgente di sofferenza perché destinato a non essere mai ricambiato o addirittura invadente, insidiante e molesto. Principesse ed eroi soli, che non vissero né per sempre, né felici, né contenti.

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