Una settimana di…

Una settimana di…

a cura di Paolo Fiorino

Materia oscura

Dall’Alpha Magnetic Spectrometer (AMS), il rivelatore di antimateria installato nel 2011 sulla Stazione spaziale internazionale, arrivano nuovi indizi dell’esistenza della materia oscura.
 
 
I dati del rivelatore indicano un eccesso di antiprotoni rispetto ai protoni nel flusso dei raggi cosmici e cioè un eccesso di antimateria rispetto alla materia.
Un esperimento simile venne compiuto nel 2014 e il rivelatore trovò una sovrabbondanza di positroni.
Queste discrepanze non sono spiegabili attraverso modelli già noti, ma sarebbero compatibili con l’esistenza di nuove particelle associate alla materia oscura, misteriosa e sfuggente materia che non emette luce della quale, secondo le stime, è composto il 75% dell’universo.
Invero ci sarebbero anche altre spiegazioni per queste discrepanze e cioè che siano l’effetto di una pulsar o di una  supernova. In fondo, però, quella della materia oscura appare la teoria più affascinante perché, se fosse confermata, aprirebbe scenari del tutto nuovi nel mondo dell’astrofisica.
Se la materia oscura sia reale o solo un interessante modello fisico/matematico probabilmente non lo scopriremo mai, ma oggi, grazie a questa ricerca da 2 miliardi di dollari, possiamo sentirci tutti un po’ più vicini a… Mordicchio, che in Futurama la materia oscura la produceva in modo un po’ “particolare”!
 

Videocamere a ricarica luce

Alcuni ricercatori della Columbia University hanno sviluppato un prototipo di videocamera che funziona senza l’utilizzo di batterie.
 
 
Sfruttando la luce incidente, questo dispositivo è in grado di produrre sufficiente energia per autoalimentarsi, sfruttando l’effetto fotoelettrico tramite gli stessi fotodiodi che, nelle normali videocamere, sono utilizzati solo per raccogliere l’immagine e che in questo prototipo alternano la funzione di generazione di energia con quella di raccolta dell’immagine.
Al momento si tratta solo di un prototipo dalle prestazioni molto scarse, ma ciò che è interessante è l’idea di fondo e quello che potenzialmente ne potrebbe seguire.
Se ci saranno sviluppi adeguati, tra qualche anno potremmo avere dispositivi che funzionano virtualmente all’infinito, senza alcun bisogno di batterie e ricariche e questo potrebbe dare un deciso impulso alla diffusione delle tecnologie indossabili.

Robot chef

Con 20 motori, 24 giunzioni e 129 sensori riproduce esattamente i movimenti di due braccia umane, riuscendo a eseguire alla perfezione oltre 2.000 ricette.
 
 
E’ un prototipo di Robot-Chefpresentato alla fiera di Hannover dagli ingegneri della Moley Robotics, che puntano a immetterlo sul mercato a un prezzo accessibile già nel 2017.
Una volta impartito il comando, anche da remoto tramite un’app, il robot esegue la ricetta prescelta con la velocità e la maestria di un cuoco pluristellato.
I divi di Masterchef sono avvisati, la rivoluzione robotica è alle porte (e niente più mani nel cibo e gocce di sudore nel sugo)!

Mani robot stampate in 3d

E’ stata prodotta e testata la prima mano artificiale stampata in 3d.
 
Pesa circa mezzo chilo, è composta di materiale plastico con qualche elemento metallico e non prevede operazioni chirurgiche invasive per il suo utilizzo.
Non si tratta infatti di un arto bionico impiantabile, ma di un dispositivo che l’utilizzatore può indossare sull’arto amputato e che è controllata da una serie di sensori che prelevano i segnali elettrici dai muscoli residui.
Si tratta di un progetto interamente italiano che in futuro si evolverà in un esoscheletro, il quale servirà ad aiutare i pazienti tetraplegici.

Mattoni sardi per la Luna

La NASA è interessata al brevetto ottenuto nel 2011 dall’Università di Cagliari per la realizzazione di materiali per la costruzione a partire dall’ilmenite, un minerale composto da ferro e titanio presente nel suolo del nostro satellite.
 
La realizzazione di insediamenti su un altro corpo celeste dovrà necessariamente prevedere il ricorso a risorse ed elementi esistenti sul posto, per ridurre il costo e il rischio di un trasporto dalla Terra e questo mattone è un deciso passo avanti in tale direzione.
Il progetto, finanziato dall’ASI e condotto dal chimico Giacomo Cao, ha portato alla realizzazione di un prototipo di mattone lunare, realizzato con materiali simili a quelli reperibili direttamente sulla Luna.
Ora che sappiamo come procuraci i mattoni sulla Luna, resta solo da capire dove trovare i muratori…
 

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