Una settimana di…

Una settimana di…

di Paolo Fiorino

Lanciafiamme da polso

Da qualche giorno per soli 150 dollari è possibile acquistare Pyro Mini, un mini lanciafiamme da polso che può sparare proiettili al fulmicotone a una distanza di 12 metri.
 

 

Il gadget è stato realizzato da Ellusionist e permette a chiunque di lanciare fiamme dal palmo della mano.

 

 

Per il momento si tratta più che altro di un oggetto pensato per illusionisti e prestigiatori ma in fondo potrebbe trattarsi della prima realizzazione wearable davvero utile.

 

Restiamo in fiduciosa attesa per un possibile futuro lancio commerciale di un lanciaragnatele!


Protesi stampate in 3D

e-Nable è un’associazione di volontari che mettendo a disposizione le proprie stampanti 3D, le proprie competenze nel design e un po’ del proprio tempo, costruisce protesi su misura per bambini che hanno perso l’uso delle mani oppure sono nati con gravi problemi e le cui famiglie non possono affrontare la spesa necessaria a garantire loro degli arti artificiali di ultima generazione.

 
Già più di mille bambini hanno potuto beneficiare dei queste innovative protesi e molti altri, almeno tremila, potranno farlo nei prossimi due anni.

 

Tony Stark sei avvisato, ormai non sei più l’unico!

 

 

Colonialismo spaziale

Con l’atto del 2015 per stimolare la concorrenza e l’imprenditoria spaziale privata, il Congresso Degli Stati Uniti D’America ha emanato le prime disposizioni in materia di sfruttamento delle risorse spaziali da parte di enti privati.
 

 

La nuova legge consentirà alle aziende statunitensi di reclamare il diritto di proprietà su qualsiasi materiale non organico che dovessero raccogliere da un asteroide o altri oggetti spaziali.

 

Qualcuno già paventa la nascita di un improbabile colonialismo spaziale o futuribili scontri tra compagnie rivali per il controllo di lontanissimi sassi vaganti nel vuoto.

 

 

Anche stavolta i Mimimmi dovranno fare le spese della nostra ingordigia?

 

 

La triste fine della macchina del tempo

L’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr), in collaborazione con l’Università la Sapienza di Roma e l’Università dell’Aquila, ha trovato la prova sperimentale che la direzione del tempo non può essere invertita  neppure nei sistemi quantistici per i quali restavano ancora dei dubbi, a differenza di quelli macroscopici per cui la seconda legge della termodinamica già da sola era una bella garanzia di irreversibilità dei processi.
 

 

Le fondamenta teoriche su cui è basata la ricerca sono state introdotte nel 1986 da Roy Glauber, premio Nobel per la fisica. Il modello matematico prevede che i decadimenti degli oscillatori inversi quantistici avvengano solo a determinate velocità. Allo stesso tempo, affinché la teoria sia verificata, occorre che questo tipo di trasformazioni siano irreversibili.  Ciò significa che una particella, una volta decaduta, non si può più riformare e da ciò discende  l’assunto che non si può tornare indietro nel tempo. Per dimostrare questo assunto, i ricercatori hanno fatto passare un raggio luminoso attraverso un liquido fototermico. Il liquido ha assorbito la luce rendendola simile a un oscillatore quantistico invertito e ha reso più semplice individuare la quantizzazione dei decadimenti.

 

 

 

E adesso che abbiamo le prove sperimentali, chi glielo dice a Marty McFly che la sua DeLorean, dopo trent’anni di onorato servizio,  deve andare in pensione?

 

 

La altrettanto triste fine del gene della longevità

Secondo una ricerca condotta dai ricercatori della Stanford University e dell’Università della California a Los Angeles sul genoma di un gruppo di 17 fortunati che hanno superato i 110 anni di età, non esiste alcuna prova dell’esistenza di una singola variante genica che dia origine a una durata della vita fuori dal comune.
 

 

Considerata la piccola dimensione del campione, non si può escludere in maniera definitiva che in futuro si possa trovare una variante genica che assicuri la longevità, tuttavia i dati sono sufficienti per affermare che ciò è estremamente improbabile.

 

 

 

Ne resterà soltanto uno? A quanto pare… no.



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