Una settimana di…

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di Paolo Fiorino

Astronauti per Marte

La Nasa ha annunciato sul proprio sito l’apertura, a partire dal 14 dicembre, di una ricerca di candidati per la prossima generazione di astronauti.
 
I fortunati che passeranno le durissime selezioni della Nasa prepareranno le future missioni su Marte partecipando a missioni sulla stazione spaziale internazionale e volando con tutti i nuovi veicoli spaziali che attualmente sono ancora in preparazione.

Gli astronauti avranno l’opportunità di viaggiare su due nuove navette spaziali progettate e costruite da aziende private americane e sulla nuova nave spaziale Oriondella Nasa.


Per candidarsi serve una laurea in ingegneria, matematica, fisica o biologia  e una solida esperienza professionale o come pilota di jet.
Se poi la selezione dovesse andare male il sogno del volo spaziale potrà continuare per tutti con l’uscita del meno reale ma più abbordabile nuovo capitolo di Guerre Stellari, in programma per il 16 dicembre.
 

Esoscheletri per paraplegici

I ricercatori dell’istituto svizzero di tecnologia hanno presentato un prototipo di esoscheletro che dovrebbe permettere a disabili, colpiti da paralisi, di muoversi autonomamente. La novità di questo modello è la sua struttura innovativa che, simulando le giunture naturali, dovrebbe permettere agli utilizzatori un’ampia varietà di movimenti e anche di salire e scendere le scale.
Il prototipo che si vede nei video promozionali è, a dire il vero, un po’ ingombrante ma la speranza è che apra la strada a nuove generazioni di esoscheletri sempre più efficienti e leggeri.

Finestre fotovoltaiche

Il sistema è un concentratore di energia solare a luminescenza, tecnologia già nota e sviluppata da qualche anno, ed è stato progettato dall’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con il Los Alamos National Laboratory. Il tutto consiste in una lastra di vetro nella quale sono inserite dei microscopici semiconduttori che assorbono la luce solare e la convogliano tramite la luminescenza verso piccole celle solari, installate nella cornice della finestra, che la convertono in elettricità.
 
L’efficienza di questo tipo di pannelli è piuttosto bassa a causa della dispersione della luce nel vetro e della piccola superficie delle celle inserite nel telaio. Si possono produrre meno di 50 watt per metro quadro ma l’idea di fondo è quella di utilizzare superfici ampiamente disponibili, come le finestre e le superfici vetrate dei grattacieli, che fino a oggi non sono mai state prese in considerazione e che possono contribuire alla generazione di elettricità.
Le finestre fotovoltaiche sono del tutto trasparenti e, grazie alle nuove nanoparticelle composte da più elementi, sono del tutto prive di elementi tossici come il cadmio e piombo.

Nanosculture

Jonty Hurwitz, ingegnere sudafricano trapiantato in Inghilterra, partendo dalle sue conoscenze tecnologiche ha prodotto sette nanosculture  che si possono ammirare solo attraverso i microscopi elettronici a scansione, ossia strumenti usati per ricerche a scala molecolare e atomica.
La prima è stata Trust che, con i suoi 80 x 100 x 20 micrometri (millesimi di millimetro), al momento è la più piccola figura umana mai realizzata.
 
Per realizzare le sue microscopiche opere d’arte Hurwitz ha impiegato circa 10 mesi, lavorando con una nuova tecnica al Karlsruhe Institute of Technology’s Institute of Nanotech.
Per iniziare il processo alcuni modelli sono stati fotografati utilizzando un gruppo di 250 macchine fotografiche in un laboratorio del Sussex.
 
Poi è iniziata la produzione delle sculture attraverso la tecnica della Multiphoton Lithography nella quale viene usata una resina polimerica indurita con luce infrarossa.
 
Purtroppo, per un errore di un tecnico di laboratorio, le sette sculture sono andate distrutte poco dopo aver visto la luce. Come testimoniano anche i recenti fatti che hanno coinvolto una nota marca di automobili, la proverbiale efficienza teutonica in fatto di microparticelle è piuttosto in ribasso negli ultimi tempi.

Nuove missioni Nasa

Per prepararsi all’esplorazione su Marte, la Nasa sta progettando di catturare un asteroide, trascinarlo nell’orbita della Luna e utilizzarlo per addestrare gli astronauti a missioni di lunga durata. Il dubbio principale sull’utilità della missione sembra essere rappresentato dal costo, eccessivo a paragone delle stime del costo per la realizzazione di una base permanente sulla Luna che sono recentemente state riviste al ribasso (meno di 10 miliardi di dollari contro gli oltre 100 delle stime precedenti) grazie alle ipotesi di collaborazione con compagnie private e alle nuove ipotesi di sfruttamento delle risorse presenti sulla luna.
Le osservazioni del satellite lunare LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite) sembrano suggerire la presenza di ghiaccio in corrispondenza dei poli lunari dal quale si potrebbero ricavare idrogeno da usare come propellente per i razzi e ossigeno da respirare, riducendo drasticamente anche i costi di una missione marziana.
 
Dopo 12 anni dalla colonizzazione si otterrebbero fino a 200 milioni di tonnellate all’anno di propellente, al costo di 40 miliardi di dollari.
Tutto questo interesse per l’esplorazione dello spazio significa forse un ritorno della competizione tecnologica che aveva mosso gli States alla conquista della Luna durante la guerra fredda?

Allora i rivali da battere erano i sovietici, oggi chi saranno? 



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