Una settimana di… HEVC

Una settimana di… HEVC e tante altre curiosità

di Paolo Fiorino

Nuovo standard per il Digitale Terrestre

Come si evince da due documenti parlamentari delle Commissioni Telecomunicazioni di Senato e Camera, entro il mese di giugno del 2020 dovremo cambiare televisore o acquistare un decoder esterno per poter continuare a vedere i canali in onda sul Digitale Terrestre.

Hevc

Tutte le emittenti italiane nel giro di cinque anni dovranno passare al DVB-T2, il digitale terrestre di seconda generazione che  utilizza un algoritmo di compressione HEVC (High Efficiency Video Coding ) che migliora la qualità delle immagini e supporta elevatissime risoluzioni con una rapporto di compressione doppio rispetto a quello attualmente in uso per i dischi Blu-Ray.

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Tutta questa efficienza ha però un costo: costringerà chi vorrà continuare a guardare i programmi televisivi a dotarsi di un apparato in grado di decodificare il nuovo formato di segnale.

Ma qual è il motivo di questa transizione? È presto detto: la frequenza attualmente utilizzata dalle emittenti italiane secondo la norma europea è riservata per la trasmissione delle telecomunicazioni e per la trasmissione di reti dati 4G e 5G utilizzate da smartphone e tablet. Il progetto prevedeva tale cambiamento entro il 2022 ma la Commissione Europea ha deciso di accelerare il tutto dando come scadenza il 30 Giugno 2020, vista l’enorme velocità di evoluzione delle le reti mobili.

Che insegnamento possiamo trarre da questa notizia? Probabilmente che Karl Marx  non aveva torto quando quasi 170 anni fa diceva che il commercio mondiale è imperniato quasi interamente su dei bisogni, non del consumo individuale ma della produzione.

Lenti a contatto intelligenti

Nonostante lo scarso gradimento raccolto da Google Glass, Samsung ha pensato di dare un impulso ai dispositivi indossabili per la realtà aumentata, immaginando le prime lenti a contatto intelligenti, dotate di display e di fotocamera, in grado di scattare fotografie con un battito della palpebra rilevando i comandi attraverso alcuni microscopici sensori.

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Il dispositivo per funzionare ha necessità di uno smartphone collegato in modalità wireless.

Attualmente la lente a contatto intelligente ha ancora una pesante limitazione che ne impedisce il lancio commerciale ma, vista la velocità con cui le tecnologie si evolvono al giorno d’oggi, possiamo stare sicuri che il problema di come scattarsi un selfie con la lente a contatto sarà presto risolto e questo nuovo dispostivo indossabile sarà pronto a diventare il nostro nuovo oggetto del desiderio.

Combustibile da CO2

Una squadra di chimici e ingegneri dell’università di Arlington in Texas ha dimostrato che utilizzando la luce del Sole è possibile convertire l’anidride carbonica  in carburante, rilasciando nell’aria ossigeno puro.

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La luce solare, concentrata tramite lenti, avvia una reazione fotochimica che genera energia e calore, che innescano una reazione termochimica che porta alla formazione di idrocarburi.

La reazione avviene a circa 200 °C di temperatura e a una pressione sei volte maggiore di quella atmosferica utilizzando  semplice acqua, da far reagire con l’anidride carbonica tramite un catalizzatore (il biossido di titanio).

Oltre all’economicità, questo processo avrebbe anche l’ulteriore vantaggio di produrre idrocarburi esattamente identici a quelli che vengono oggi utilizzati da auto, camion e aerei escludendo così la necessità di modificarne i motori o progettarne di nuovi.

Il passo successivo della ricerca sarà trovare il modo di utilizzare l’intero spettro della luce visibile, perché con l’attuale catalizzatore si può sfruttare solo una parte delle lunghezze d’onda della luce visibile.

I ricercatori stanno anche lavorando a un sistema che, sfruttando l’energia solare, scinda l’acqua in ossigeno e idrogeno, per avere una riserva illimitata ed economica di idrogeno da usare come combustibile.

Dopo anni in cui ci hanno insegnato che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è un grave problema, ora come faranno a convincerci che in realtà non è così?

Nuovo stato della materia

Si chiama liquido di spin quantistico. Era stato previsto teoricamente 40 anni fa e, come spesso accade nella fisica,  c’è voluto parecchio tempo per osservarlo sperimentalmente.

Si tratta di un nuovo stato della materia, in cui gli elettroni appaiono frammentati, la cui esistenza è stata appena provata da una squadra di fisici dell’Università di Cambridge.

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I ricercatori hanno osservato le prime impronte lasciate dalle particelle che costituiscono il nuovo stato della materia, i cosiddetti fermioni di Majorana, in un materiale bidimensionale dalla struttura simile a quella del grafene.

La proprietà principale dei liquidi di spin quantistici è il frazionamento degli elettroni. In un liquido di spin quantistico, a differenza di un materiale tradizionale, che tende a formare strutture ordinate come i reticoli cristallini, i campi magnetici si comportano in modo completamente disordinato anche a temperature vicine allo zero assoluto.

Le particelle risultanti dal frazionamento degli elettroni potrebbero essere utilizzate per costruire i computer quantistici, macchine enormemente più veloci di quelle tradizionali e in grado di compiere operazioni finora ritenute impossibili.

Solido, liquido, gassoso, plasma, liquido di spin quantistico… Pelizza da Volpedo si fermò al quarto stato, ora la materia lo supera e ne ha un quinto.

Ovaie da stampa 3D

Sviluppate da una squadra di ricercatori americani della Northwestern University e realizzate utilizzando una stampante 3D, hanno permesso di ripristinare la fertilità nei topi e presto potrebbero essere sperimentate anche sugli esseri umani.

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I ricercatori hanno utilizzato la stampa 3D per realizzare un’impalcatura di gelatina derivata dal collagene. L’ovaio artificiale è stato poi fornito di follicoli ovarici, strutture sferiche in cui matureranno gli ovociti, circondati da cellule che producono ormoni e altre sostanze utili.

Impiantata su femmine di topo private delle ovaie, la protesi si è dimostrata in grado di far nascere piccoli perfettamente sani e per questo in futuro i ricercatori sperano di utilizzare questa nuova tecnologia per sviluppare impianti ovarici in grado di aiutare anche le donne infertili.

A beneficiarne potrebbero essere in particolare le pazienti sopravvissute a tumori infantili, che spesso presentano un alto rischio di infertilità in età adulta.

Beppe Severgini una volta ha detto: “Ricordiamoci che i figli non sono figli nostri. Siamo solo la porta per cui entrano nel mondo.”

Che si trattasse di una porta USB, però, è una novità assoluta.

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