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Sicurezza nazionale e deficienza cerebrale

Sicurezza nazionale e deficienza cerebrale

di Jonathan Prazzoli

Ma sì, dai, scriviamo un articolo sulla tecnologia. Sono un filosofo, quindi qualche domanda me la pongo. Ogni tanto.

Beh, che dire sulla tecnologia? Se ne potrebbero dire di tutti i colori. Questioni morali, etiche, teologiche, metempsicotiche, psicorobotiche e chi più ne ha più ne metta. Ma io voglio essere terra terra, come si dice in gergo.

Sinceramente mi dà molto fastidio se un drone passa sopra casa mia e viene a ficcanasare nel mio orticello. È una pura e semplice violazione della privacy, un venire a rompere le scatole per farsi gli affari tuoi (per non dire parolacce). È inutile che me la imbelletti con la questione della sicurezza nazionale, del controllo sociale, della lotta al terrorismo e altre simili stupidaggini (ripeto, per non dire parolacce).

Cioè, ma veramente siamo giunti a un tale livello? Non abbiamo mai investito così tanto tempo e denaro nel controllo del singolo cittadino! Io chiedo solo una cosa: perché non si è profuso lo stesso identico impegno per scovare criminali, mafiosi, stupratori, pedofili, usurai e altre persone che davvero hanno arrecato danni alla società? Perché tutto questo stato di vigilanza costante, continua e incessante per una persona che vuole farsi una passeggiata o bere qualcosa con gli amici?

E la salute pubblica?

Eh, vabbè, ma adesso sei tu che non capisci niente, direte voi! Non ti interessa la salute pubblica? Non vuoi che stiamo tutti bene? Non hai paura di ammalarti? Di morire? Non hai paura? Paura, paura, paura… è questo il mantra inconscio che ci riduce ad adorare le catene che ci porgono. Anzi, non ce le porgono nemmeno più. Siamo noi cittadini che le vogliamo! E tutto solo perché ci caghiamo addosso! Ma scusate, perché prima non ce la facevamo addosso per altre malattie (anche più gravi)? Perché non vivevamo ogni giorno con il terrore di ammalarci, di inciampare e battere la testa, di fare un incidente d’auto, di ricevere un meteorite sul tetto, di prenderci una malattia venerea? Cosa è accaduto ai nostri bei cervelloni?

Volete la risposta? La volete davvero? Siamo dei creduloni che si bevono tutto quello che dice quella scatola magica chiamata TV. Oh, per non parlare poi di Internet! Non è che lui si salvi! Eh sì, perché in verità non sappiamo proprio un emerito cavolo – sempre per non dire parolacce – di quello che stiamo facendo. Semplicemente ci fidiamo di chi ha blaterato da quella scatola magica. Ma perché lo facciamo? Per paura. Della serie: “Io non capisco niente. Magari sbagliano pure, ma nel caso sia tutto vero almeno la scampo.”

I processi mentali

Non sto dicendo che tutta questa situazione che stiamo vivendo non sia reale, voglio solo farvi capire come ragioniamo e pensiamo (senza manco accorgercene). Dobbiamo avere coscienza dei nostri processi di pensiero, altrimenti siamo peggio delle macchine. Sempre che anche i computer non abbiano coscienza di sé, come qualcuno potrebbe sostenere.

Bene, ho iniziato dicendo di parlare di tecnologia e invece siamo finiti da tutt’altra parte… ma è veramente così? Non credo, perché se non ci fosse stata la tecnologia non avremmo mai potuto informarci in maniera così repentina. Non avremmo mai potuto ascoltare ogni giorno i discorsi del nostro premier e di tanti altri. Grazie alla tecnologia, è diventata più virale l’informazione sul virus che il virus stesso. Detto questo, detto tutto.

Quindi, va bene la tecnologia. Va bene il drone (ma non a casa mia). Va bene tutto. Ma chiedo solo una cortesia. Quando accendiamo lo Smartphone, accendiamo anche il cervello. Sempre.

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