Una settimana di… stampante biologica 3D

Una settimana di… stampante biologica 3D e tante altre curiosità

di Paolo Fiorino

 

Stampante biologica 3D

I ricercatori del Wake Forest Institute for Regenerative Medicine di Winston-Salem in North Carolina hanno realizzato una stampante biologica 3D, in grado di ricreare tessuti vivi che possono essere, per il momento, trapiantati su animali.

Stampa 3d

La stampante utilizza un idrogel, cioè una soluzione di cellule in sospensione in un gel a base di acqua. La stampa avviene depositando strati di cellule su uno stampo di materiale biodegradabile, che replica la forma dell’organo da ricostruire, destinato a dissolversi progressivamente, e incorpora una rete di microcanali che trasporta ossigeno, acqua e nutrienti alle cellule.

Nel corso dei primi esperimenti è stato prodotto un frammento di mandibola e la cartilagine di un orecchio umano oltre ad alcuni frammenti di muscoli di topo.

I risultati degli esperimenti sono incoraggianti e presto o tardi con questa tecnica sarà possibile ricreare interi organi da trapiantare.

Se fino a questo momento per compleanni e anniversari potevamo limitarci a regalare degli orecchini, a quanto pare presto dovremo regalare dei coordinati orecchio-orecchino.

Midollo spinale bionico

Un team di 39 neurologi e ingegneri del Royal Melbourne Hospital dell’’Università di Melbourne e del Florey Institute of Neuroscience and Mental Health, ha messo a punto un rivoluzionario dispositivo, un sensore di appena 3 cm di lunghezza e pochi millimetri di diametro, che può essere impiantato nei vasi sanguigni vicino al cervello ed è in grado di registrare i segnali provenienti dalla corteccia cerebrale e,  come accade per una normale connessione biologica, di convertirli in comandi e di inviarli agli apparati di controllo di un esoscheletro o di arti bionici, consentendo così a pazienti affetti da paralisi completa di recuperare la mobilità.

Spina dorsale

Si tratta di un miglioramento enorme se si considera  che, attualmente, gli esoscheletri possono essere controllati solo manualmente attraverso dei joystick.

Il dispositivo sarà impiantato per la prima volta sull’uomo nel corso del 2017 al Royal Melbourne Hospital, in Australia e, se la sperimentazione clinica darà gli sperati risultati, potrà essere utilizzato anche per supportare persone affette da malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson o l’epilessia.

Megacentrale solare

Lo scorso 11 febbraio Mohammed VI, Re del Marocco, ha inaugurato il primo lotto di un nuovo impianto composto da 500.000 specchi dislocati su una superficie di 24 kmq e in grado di produrre 160 megawatt di potenza, sufficienti a garantire il fabbisogno energetico di 650.000 persone.

Al suo completamento quella di Ouarzazate sarà la centrale solare più grande al mondo. Occuperà un’area grande circa 3.000 ettari cioè come 3.400 campi da calcio e fornirà corrente a oltre 1 milione di abitazioni.

Centrale solare

Gli specchi concentrano l’energia del sole riscaldando dei tubi all’interno dei quali scorre olio che viene utilizzato per produrre vapore e mettere in moto le turbine che generano l’elettricità.

Il calore dell’olio viene inoltre impiegato per riscaldare  grandi quantità di sale fino a 500°C. A queste temperature il sale si scioglie e conserva il calore che può essere impiegato per far funzionare i generatori per circa tre ore anche con il buio.

Il complesso sfrutta tre diverse tecnologie: un sistema a concentrazione solare da 160 MW, un impianto solare termodinamico a specchi parabolici da 300 MW e una serie di collettori parabolici a cilindro da 150 MW complessivi.

Secondo il Climate Investiment Fund, che ha finanziato il progetto con 435 milioni di dollari sui 9 miliardi complessivi, questa centrale avrà fin da subito l’effetto di far crollare del 44% il costo dell’energia elettrica in tutta l’Africa settentrionale.

Che sia un primo passo verso la realizzazione della speranza di Thomas Alva Edison, che diceva: “Voglio rendere l’elettricità così economica che solo i ricchi si potranno permettere il lusso di utilizzare le candele” ?

Record di velocità per la trasmissione dati

Il nuovo record di velocità nella trasmissione dati su fibra ottica è di 1.125 Terabit per secondo. È stato stabilito in Inghilterra da un gruppo di ricercatori della University College London.

Trasmissione dati

Si tratta di un valore di molto superiore rispetto alla velocità media globale di connessione  che si attesta sui 5,1 Mbps.

Per spingere la velocità al limite i ricercatori hanno realizzato un super canale sommando 15 canali contraddistinti da lunghezze d’onda differenti e un super ricevitore a banda larga, capace di ricostruire un messaggio unico dai segnali ottici ricevuti.

Il super canale non è però attualmente riproducibile al di fuori di un laboratorio a causa delle distorsioni del segnale ottico nelle trasmissioni che devono coprire lunghe distanze.

Il commento di Corrado Guzzanti alla notizia non si è fatto attendere:

Archiviazione eterna

I ricercatori della University of Southampton, nel Regno Unito che hanno realizzato un nuovo dispositivo spesso poco più di un capello umano in grado di memorizzare 360 terabyte di dati.

Archivio5D

I chip sono realizzati a partire da vetro di silice su cui un laser imprime dei microscopici punti che possono archiviare fino a tre bit di informazioni ciascuno. Le strisce di punti vengono poi sovrapposte su tre strati che raggiungono lo spessore di un capello umano. In questo modo i dati sono memorizzati in 5 dimensioni: alle tre rappresentate della posizione del punto sul vetro si aggiungono l’intensità e la polarità con le quali il laser codifica il punto.

Questi nuovi supporti sono progettati per durare un tempo praticamente infinito: resistono a temperature fino a 1000° C e, se mantenuti entro i 190°C, potrebbero rimanere in funzione per circa 13,8 miliardi di anni, cioè più o meno l’età dell’Universo.

Se è vero, che “La felicità è buona salute e cattiva memoria” ci stiamo preparando a un futuro un po’ più triste.

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